Frame - the shorthriller

Due i protagonisti, un solo obiettivo: sopravvivere.

FRAME
Regia - Director
Sullivan Corvaglia

Esiste il limite fra realtà e finzione? E se esiste, come si può fare a non oltrepassarlo?
Frame è il Male ed il Bene, come fin dall'inizio dei tempi.
Uno sbirro duro, deciso. Un killer visionario, freddo, cinico.
Fra loro, la sottile linea che divide il vero ed il falso. Una linea di sangue.

Frame è il viaggio breve, violento, inesorabile, che porterà lo spettatore lungo questa linea immaginaria, la linea che divide vero e falso, vita e morte. L'attesa, il pathos, la paura, la rabbia e la violenza.

Tutto in dieci minuti.

Due i protagonisti, ma uno solo l'obiettivo: sopravvivere.

il Cast

I protagonisti, le loro storie.

Lo sbirro - Alex Fog

WizArt Production - FRAME - Alex Fog
Alex è un promettente attore dai tratti gentili, ma dallo sguardo deciso e diretto.
L'attore si ritrova ad impersonare un commissario zelante, votato a combattere il crimine, a ristabilire l'ordine, ad indagare il male. Fog risulta capace di regalare allo spettatore uno "sbirro" tutto d'un pezzo, ma anche capace di soffermarsi a studiare i dettagli, i particolari, di ricercare ciò che compie la scena del crimine.
Una buona prova d'attore con la WizArt Production per questo giovane leone.

Curiosità: Alex Fog ha spesso interpretato personaggi legati alla Legge, come detectives, poliziotti, carabinieri, attraversando più generi: comico, noir, drammatico. In un'ipotetica "carriera parallela", partendo appunto dai suoi primi personaggi del mondo delle Forze dell'Ordine, questo del Commissario Antonio Pannese è il più alto di grado.

Il killer - Andrew Darkup

WizArt Production - FRAME - Andrew Darkup
Ritroviamo Darkup, dopo il successo del web-serial Qualcuno alle Calcagna, in una veste completamente nuova.
Da vittima si trasforma in carnefice. Da fuggiasco, ad inseguitore.
Se lo ricordiamo personificazione del giusto, del buono per eccellenza, ora lo scopriremo nella figura dello sbagliato, del reietto. Del pazzo, per dirla tutta. Darkup non veste panni, ma diventa lui stesso il personaggio che interpreta. Si tramuta in questo spietato killer, co-protagonista e antitesi di Fog.
Un uomo freddo, cinico, calcolatore. Un avvocato, con una strana "vocazione", che nasconde una tremend verità. Grande l'intesa, al limite della sovrapposizione, con Alex Fog e con il regista Sulllivan Corvaglia.

Curiosità: Andrew ha preparato a fondo la psicologia del suo personaggio documentandosi, leggendo saggi di criminologia e anche con l'aiuto amici addetti nel "settore", come psicologi ed operatori dei centri di salute mentale. Ironia della sorte, qualche anno fa Darkup ha svolto il Servizio Civile presso il reparto psichiatrico di un ospedale di Torino.

Video

Ora è tutto pronto. Buona visione.

Photobook

Scatti che immortalano l'attimo.

Recensione

Quando la morte è fulminea
di Giulia Piovano

[…] “Non c'è dubbio che qualsiasi sarà il loro prossimo lavoro non siamo in grado di prevedere cosa sarà, così come possiamo essere altrettanto sicuri che si tratterà di un successo.” (18 aprile 2009)

L’autocitazione è un privilegio per pochi autori meritevoli, lo so. Tuttavia, concedetemelo, mai affermazione fu più profetica. Sullivan e Darkup sono tornati e non poteva che essere un successo. Non poteva che essere un ritorno in grande stile.
La coppia Wizart torna con un thriller mozzafiato che certamente non fa rimpiangere la produzione precedente.
In Frame ritroviamo Darkup nei panni di un avvocato, scrittore nonché assassino serial killer appena catturato e interrogato per conoscere la fine della sua ultima vittima. Il commissario Fog prova tutti i modi a lui consentiti, o meno, per farlo confessare, inutilmente. Solo quando è nel sicuro della sua casa, tentando di dimenticare, per un momento, il caso e la professione, capisce a sue spese a che punto può arrivare la volontà di un omicida che intenda completare la sua opera criminale, ma pure letteraria nello stesso tempo.
In 10 minuti circa la nostra attenzione è completamente catturata dalla vicenda: attraverso i dialoghi serrati e i lunghi silenzi, le musiche, le inquadrature ben studiate, i gesti calibrati e sapientemente indirizzati Sullivan ci proietta nel video, ci rende partecipi e immersi nella vicenda. Ancora una volta. Contemporaneamente, pure, ci tiene come su una corda di violino tesa; gioca con noi facendola oscillare e, quando decide che è il momento, ci fa cadere a terra, lasciandoci del tutto disorientati e sorpresi che la storia e la vita possano finire in quel modo.

I complimenti come sempre non bastano per questa “premiata ditta” che non ci delude mai, anzi. Ogni volta ci emoziona come se fosse la prima.